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Dälek

https://www.inkoma.com/k/694

@ sinister noise, ingr. 5€, 15 ottobre 2007

 | federico immigrato e rifugiato
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DalekDalekDalek
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Per una strana coincidenza del destino abbiamo saputo del concerto dei Dalek proprio poche ore dopo i postumi di una bella chiacchierata con il grande Claudietto Norma, che raccontandoci di alcuni memorabili gemellaggi dal vivo negli anni '90 tra gli immani Growing Concern e i Colle der fomento ci aveva incredibilmente ben disposto verso tutte quelle forme di contaminazione totale con l'hip hop, che, per un bel periodo, tipo ai tempi della colonna sonora di Judgment night (Sonic youth vs Cypress hill, Teenage Fanclub vs De La Soul etc. et.) pareva davvero essere l'unica alternativa possibile all'evoluzione della musica.
A distanza di tutti questi anni, almeno in ambito indie, non sembra essere rimasto molto di quella smania di collaborazione e a parte la stima universale per le produzioni di Ice one e qualche incursione di Amari e Uochi Toki, i punti di contatto tra il pubblico che generalmente può seguire Gente De Borgata e il lettore più casual di una fanzine post-punk-noise-dreampop-shoegaze-garage wave etc. etc. come questa sono sempre meno definiti, o no?
La serata di Dalek (si legge dialect, 'Die-a-leck') al Sinister noise di lunedí scorso in ogni caso poteva sicuramente rappresentare una delle rare occasioni per ristabilire un minimo di annusamento tra due scene cosí diverse.
Nessuna produzione hip hop ultimamente è riuscita infatti a modellare le proprie basi in maniera cosí organica e compatta sulle tipiche atmosfere rarefatte e dilatate delle migliori ambientazioni ambient-noise-shoegaze. La cartella stampa del loro ultimo & quarto disco Abandoned Language (Ipecac) del resto li presenta come l'incrocio perfetto tra Public Enemy e My bloody valentine e noi non ce la sentiamo proprio di dissentire. Prima di tutto perché l'ufficio che ha partorito questa definizione è lo stesso che ha scritturato gli Isis checcazzo, secondo perché l'esibizione che è riuscito a tirare su il duo di Newark è stata realmente devastante.
MC Dälek e Oktopus, accompagnati da Joshua Booth al korg e Joe Kostroun alla chitarra (mischia, immaginatevi un Ethan Hawke in tour coi Neurosis), hanno veramente espresso in modo esemplare e ineccepibile qual è la loro idea di musica, scandendo tutto il tempo dei loro beat irresistibili con l'essenza dell'approccio rumorista di un Glenn Branca o Kevin Shields. Non è un caso che una delle loro canzoni si chiami Lynch. Il paradosso è che nulla nella loro performance rimane su tratti minimamente onirici o enigmatici. Il tutto è sempre estremamente reale, fisico e stradale, come tutta la segnaletica del viadotto della magliana (che è lungo) in fronte.
Siamo sicuri che il loro passaggio a Roma ha lasciato il segno. Ripensare ai capannelli fuori dal Sinister con gente di Desperate Living, Lento [tra l'altro il buon Lorenzer era il fonico quella sera, ndkomakino], Sea Dweller e me che parla di hip hop dopo il concerto è quasi surreale come quella scenetta irresistibile di Ghost Dog in cui vecchietti ottuagenari italo-americani della mala di NY discutono di RZA e gangsta rap.
Yo! Forest Whitaker uno di noi.

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