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Josephine Foster

w/ Marissa Nadler

https://www.inkoma.com/k/1947

live Roma @ init, 14 maggio 2009 - booking: wakeupandream

 | pall youhideme
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Marissa Nadler

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Josephine Foster

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Un bel concerto doppio, sfortunatamente cominciato e finito tardi. Io verso l'una e un quarto non ce l'ho fatta più, la mattina dopo avevo una riunione con il consiglio di amministrazione della multinazionale di cui sono proprietario, quindi sono fuggito mentre la Foster cantava alla Luna.
Quando davanti l'Init vedo la Foster che esce dal vicino ristorante col chitarrista, per un'amabile passeggiata digestiva. Invece la Nadler è dentro il locale, si sta facendo fotografare e trangugia del vino rosso. E' vestita un pò fata di pinocchio, un pò figlia dei fiori, con del pesantissimo nero sugli occhi. Non passa inosservata. Forse erano le 23 quando comincia il suo set, il pubblico non è troppo, ma nemmeno poco, - poi mi è piaciuto che c'era gente un pò di tutte le età, forse anche qualche cinquantenne, bene, bene.
- Inizialmente è Lei da sola su 3/4 pezzi, poi accompagnata da una full band (membri di Tulsa (Carter Tanton), e Earth (Jonas Haskins).
Direi che rispetto il concerto che vidi l'anno scorso, il sipario fairy si è aperto su una divagazione più mid-ballad folk che non dispiacerebbe ai fan dei Mazzy Star.
La sua performance è ipnotica, indubbiamente più matura rispetto la scorsa volta, - arpeggia una chitarra acustica a volte ispessendone il suono con riverbero e delay tessendo il crescendo, - sovente suonandola con accordi aperti mentre la mano sinistra descrive delle volte nell'aria: chiaramente nella scorsa vita se l'è vista male a Salem.
Accanto a me ricordo una pulzella che cantava labiale TUTTE le canzone della Nadler. Non credevo fosse possibile in Italia. Qualcosa è cambiato? - Silvia, Ghost and Lovers, l'album track Little Hells ci fa innamorare tutti. Poi il doppio bis con una cover di Neil Young (non ne so il titolo, sorry..), tanto per confermare che la nuova sua strada è il folk.



Credo che tra Lei e la Foster si sia fatto praticamente sold-out di dischi. Io, della seconda, mi sono preso dalle mani del suo chitarrista Victor Herrero l'ultima copia in CD disponibile di This Coming Gladness. Nel frattempo la sala bar dell'Init è stata raziata delle sedie, tutte poste stile cinema davanti al palco. Stanca gioventù, stanca vecchiaia. Beh pure io mi son appoggiato ad un colonna. Il cambio palco non è esattamente dei più veloci, anzi, per un attimo pareva la Foster si fosse persa. In effetti la Foster mi ha dato abbastanza l'idea di una svampita creatura capace di perdersi in casa propria: arriva finalmente, e con un'aria tra lo spaesato e il civettuolo primo novecento si siede al pianoforte del locale, e inizia anche Lei da sola il suo set. - E comincia a cantare. Ricordo di aver letto che aveva esordito in giovane età come cantante ai funerali. La sua voce rassomiglia a quella di una cantante d'operetta lirica che con l'ondeggiare della sua piccola barca sull'oceano ha finito per inghiottirsi un theremin.
Ha una soavità e incanto che trasuda svenevolezza e grazia.
Allo stesso tempo la sua espressività fisica, o meglio il suo sgranare gli occhi, ha un qualcosa di buffo, specie sugli acuti.
E' come se si stupisse di se stessa, - questa la mia sensazione.
Poi arrivano su palco anche Herrero e un falso giovane, ovvero Alex Neilson, - batterista di puro talento, fuggito da un casting de La Morte a Venezia, - se leggete il suo CV vi viene da piangere (ultimanente a ritoccare i tamburi per Will Oldham e Current 93).
Intanto il ricciuto Herrero tesse con la sua chitarra una serie di ondate oniriche, quasi dei soffi di vento lisergico, che ottimamente cadono come polvere di stelle sulla chitarra acustica che Giuseppina suona quasi hawaiana. Direi che le Loro canzoni sono un'anello mancante tra la psichedelia dei Popul Vuh e una collezione di dischi folk tutt'altro che classici.
Ad un certo punto c'è una pausa per la Foster. Sembra aver perso qualcosa, o voler bere un pò d'acqua, non ho ben capito, in ogni modo scompare per dieci minuti buoni dietro le quinte, - intanto Herrero e Neilson improvvisano una jam session free jazz psichedelico che da sola valeva il costo del biglietto d'ingresso, - poi ritorna, e li applaude anche Lei.
Last but not least, tra il pubblico c'era anche la Nadler e soci, - sarà stupido, ma trovo bello quando gli stessi protagonisti si godono anche loro quali persone normali un concerto.

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Feedback:

 pall youhideme writes: graçias!
(21/05/2009 08:15:00 - ip: 78.13....)
 astante n.16 writes: p.s. il pezzo di neil young era "oh lonesome me". p.p.s. josephine era uscita per cambiare una corda! (ma dimenticò di accordare la chitarra :|
(21/05/2009 01:11:00 - ip: 151.68...)
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