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Album di Famiglia.

Raccolta di Figurine rosse di comunisti, anarchici e altri rivoluzionari, che bene o male, hanno cambiato il mondo

https://www.inkoma.com/k/684

Allegato a Il Manifesto, dal 12 ottobre 2007

 | federico immigrato e rifugiato
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L'entourage di eminenti scienziati politici dietro a tutte le campagne elettorali di Berlusconi è stato pagato miliardi di euro per poi limitarsi sempre a impostare tutti gli slogan del Cavaliere su vecchi capisaldi very anni '80 della Thatcher: Taglio alle tasse e lotta ai Comunisti. Le idee non saranno state originali, ma lo psychonano, come lo chiama Grillo, con questa strategia ha guadagnato consensi a palate, grazie anche ai continui autogol della sinistra, certo.
L'insistente appellarsi alla paura dei rossi della gente da parte del Cavaliere però, cosí come tutti gli sforzi dell'Ulivo di stare al suo gioco, con la storia del PD ripulito da ogni traccia di …ehm, materialismo storico, alla lunga cominciano a essere cosí patetici che, quasi per rivalsa, tende a covare in noi una sempre più insopprimibile voglia di Siberia e anatemi Pajettiani.
A stimolare tutta le nostra brama di un nuovo muro di Berlino, che ci separi almeno da Rutelli e signora, ci sí è messo anche il Manifesto che, dallo scorso 12 Ottobre ha portato in edicola l'Album di Famiglia, ovvero una raccolta di 220 figurine di anarchici, comunisti e altri rivoluzionari che, bene o male, hanno lasciato la loro traccia nelle enciclopedie.
Vi ammettiamo che inizialmente non eravamo troppo convinti di questa iniziativa, ma poi imbattendoci per caso nelle immagini di tutti quei personaggi citati a casaccio nelle ore di collettivo disertate a scuola tipo Bakunin, Gaetano Bresci, Sacco e Vanzetti ed altri che abbiamo amato solo dopo la fine degli studi come Pasolini, Tina Modotti, Bertrand Russel, Sartre, siamo entrati nella spirale della dipendenza di colla e scambi (già…). Tanto più che la tattica degli autori di lasciare alcune delle brevi bio associate alle figurine senza numero, ci ha indotto ad alcune inevitabile ricerche su wikipedia che ci hanno aperto a particolari insospettabili di gente come Keynes, Cafiero, Foucault, oltre che apprezzare personaggi prima sconosciuti come Joe Hill, autore di alcune splendide canzoni sulla condizione degli operai a inizio ‘900.
Certo la figurina di Walter Ego si poteva risparmiare. Va detto però che tra i 220 figuranti ci sono proprio tutti (belli e brutti, sfigati e indimenticabili) i protagonisti di ideologie che ora, come tutte le altre, appaiono veramente lontanissime nel tempo.
Non tanto per la dimensione dei loro principi, ma per l'assetto liquido, per dirla come Bauman, della nuova modernità, in cui oltre ad essere sempre più difficile schierarsi o posizionarsi anche solo socialmente nell'assetto che ci circonda è praticamente impossibile definire i contorni delle entità decisionali contro cui opporsi, tanto che oggi paradossalmente, pare obsoleta anche una manifestazione anti Bush. Poi dici che a 30 anni uno gioca con le figurine.
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