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Giobia

Hard Stories

https://www.inkoma.com/k/3332

(9tx CD, 30'' - Jestrai, Area Pirata 2010)

 | Freddie Koratella
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Dei Giobia, quartetto milanese più precisamente zona Navigli, ne avevo sentito parlare già a metà ottobre dopo l'ottima performance live al Dal Verme, io purtroppo non c'ero; ma la pulce nell'orecchio me l'aveva messa Chiara Fazi... giovane artista romana abituata ad ascoltare bene... basta sbirciare nella sua nuovissima enciclopedia universale. La mia curiosità - sfamata anche all'uso sfrenato del mio social-network preferito fresco di un nuovo impopolare formato (ai tanti insoddisfatti del nuovo myspace dico solo che, invece di preoccuparsi di informare il mondo quando si porta a pisciare il cane facendolo diventare un cimitero di foto e video che nessuno ha la voglia di guardare, forse basterebbe usarlo più per cercare quello che i cosí detti amici propongono) – legata ad una serie di casualità e circostanze mi ha portato a vederli a Milano mercoledi 24 novembre. Forse perché i Giobia hanno giocato in casa... forse perché io ero semplicemente in vacanza... forse perché il palco dove hanno suonato era veramente troppo stretto e il locale veramente piccolo a confronto della mole di pubblico che lo affollava... avranno inciso anche le condizioni glaciali esterne... ma l'ambiente si è subito scaldato... ma ho avuto subito l'impressione che dal vivo Bazu (voce, chitarre, bouzouki, sitar), Paolo (basso), Saffo (organo, violino, voce) e  Betta (batteria, percussioni) sanno sapientemente creare quelle acide atmosfere che rimandano a quel flower power tipico della fine degli anni sessanta. Infatti lo spettacolo alla fine dei conti è stato veramente degno di nota. Finito il live sono tornato a casa con in tasca il loro disco Hard Stories (grazie a chi di dovuto), una coproduzione JestraiArea Pirata, che al solo guardare la copertina si ha subito l'impressione di calarsi in quel distorto e vorticoso culto della Giubiana - fatto con roghi di streghe, fuoco e magia oscura - da cui il gruppo prende il nome. Hard Times è la prima canzone di questo album che ci fa subito capire di che pasta sono fatti i quattro musicisti milanesi... uno strumentalone che corre ad alta velocità con un organo che scandisce i tempi... 3 minuti e 10 secondi... duri, tosti da buttar giù come la consapevolezza che la vita a volte non ti regala un cazzo... squarciati solo da un urlo in stile Sonics dei tempi migliori. In Old Jim i Giobia continuano a spingere sull'acceleratore, lanciando la loro macchina infernale su un'autostrada deserta; ma solo dopo aver fatto la spesa in quell'auto-grill psichedelico caricando il portabagagli con i pezzi più distorti dei Monks o dei Gurus. Dopo due pezzi arriva Jaws... il ritmo rallenta ma rimane sporco e oscuro. Una scarica di alterazione sonora che ti entra in testa come se quei due pezzi che lo procedono te li fossi infilati nel naso in una botta sola... e le mascelle si serrano in quel ghigno riconoscibile al primo ascolto solo da chi sa cosa vuol dire toccarsi con certe sostanze... sottoscritto escluso. My Soundtrack for Life è il primo ballatone di questo album... che mi fa ricordare che esiste una canzone per ogni scena di quel film chiamato vita... quella dei Giobia qui ci lascia l'amaro in bocca, come la malinconica speranza di un futuro migliore. Con Electric Light la luce si affievolisce... gli strumenti sembrano emanare una carica più al neon che elettrica... si accentuano le sfumature con una voce ipnotica che ci aiuta a confonderci meglio... come il suono di un organo deliziosamente distorto da Miss Saffo. Con Underground si supera la prima metà del disco e i Giobia si rituffano in quella psichedelia garage dal calibro dei più distorti Music Machine, sotto l'occhio vigile di Roy Erickson - quello dentro il triangolo magico nella copertina del primo album dei  13th Floor Elevators - che la fa da padrone anche in Momentum... altri 3 minuti e mezzo sconvolti anche dalla voce maliziosamente calda dell'unica componente femminile di questo gruppo che abilmente si alterna tra voce, organo e violino. Are you lovin' me more (but enjoy it less) è un omaggio agli Electric Prunes... solo per la scelta di questa cover tanto di cappello ai quattro ragazzi dei Navigli. L'album si conclude con The Cage e mai titolo di una canzone fu più appropriato ... si perché i Giobia con questo album ti buttano dentro una gabbia distorta e ti ci lasciano marcire dentro per circa 30 minuti ... io finito l'ascolto ho deciso di buttare la chiave... voglio rimanere  in ostaggio di questa band che ha tutte le carte in regola per far continuare a parlare di se... alla fine basta poco... basta dare un altro play allo stereo.
Freddie Koratella (Dead Music dj-set)

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Unfortunately I missed Giobia's live show in Rome last October, and that's when I first heard of this four-piece band from Milan; anyway, it was Chiara Fazi, young artist from Rome, with all the benefits of a good music education, who talked me about them.. just give a look to her nuovissima enciclopedia universale. My curiosity - still helped out by the unbridled use of my favorite social network, currently fresh of a not-so-popular new format (to all those unsatisfied people of the new myspace's look, just let me tell you, instead of tweeting the world all the day long about your dog peeing everywhere, and posting a pile of pictures and videos no one wants to see, - spend more time checking the bands your so-called friends may suggest you), - I said, my curiosity, and several related circumstances brought me to see them performing live in Milan last wednesday.
Probably it was me, I felt like on holiday, or them, playing home, or just because it was a small club in comparison with all the people who crowded the room.. and outside it was freezing... anyway the air became hot in a few minutes.. I had soon like the feeling that Bazu (vocals, guitars, bouzouki, sitar), Paolo (bass guitar), Saffo (organ, violin, voice), and Betta (drums, percussions) know exactly how to create acid ambients that recall that typical 60's flower power attitude.
And, actually, I really enjoyed their show. Once over, I went back home, with their record Hard Stories (thank you), coproduced by Jestrai and Area Pirata, and with a first look to the cover art, you have like the feeling of falling into that whirlwind cult of giubiana, - done with the burning of witches, fire, and dark magic, - from which the band is named. Hard times is the opening track, and you get soon an idea of what they can do.. a long instrumental track, high speed, with the organ leading the tempo.. 3 minutes and 10 seconds.. tough, hard like those times when you get that life doesn't offer you a damn for free.. just pierced by a scream à la Sonics of the golden age. With Old Jim, Giobia speed even faster, riding their bloody car on a desert highway; but only after loading the roof rack with the most distorted pieces of Monks and Gurus.
After a couple of tracks, here comes Jaws.. the beat slows down, and at the same time is dirty and obscure. A rush of sound alteration, straight to your head, like if you had put the former pieces in the nose, then your jaws hang drawing a kind of grin, recognizable at first listen only to those who use certain illicit drugs.. - except yours truly, of course.
My Soundtrack for Life is the first long ballad here.. it says like there is a song for each scene of that movie called Life.. and Giobia's one is bitter, like the melancholic hope of a better future.. With Electric Light the lights go down.. the instruments look like neon more than electric.. and the hypnotic vocals help us to feel dazed, like the sound deliciously distorted of Miss Saffo's organ.
By Underground we passed the first half of the disc, and Giobia make one more dive into a psychedelic garage music of excellent writing à la Music Machine, distorted under the watchful eye of Roy Erickson, - that eye inside the magic triangle on the cover of 13th Floor Elevators' first record, something present in Momentum as well.. and now 3 more minutes and a half guided by the playful and hot vocals of the only female member of this group that deftly alternates between voice, organ and violin.
Are you lovin' me more (but enjoy it less) is a tribute to the Electric Prunes... excellent choice for a cover, hats off.
The last track is The Cage - and no title could be more appropriate than that.. because it is like if Giobia had thrown you in a distorted cage, and they left you there to rot for about 30 minutes.. and at the end I decided to throw away the key, I want to be kept hostage by this band, they have all the right numbers to get a wider audience.. and it takes so little.. just press play again.
Freddie Koratella (Dead Music dj-set)

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