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Maurizio Blatto

L'ultimo disco dei Mohicani

https://www.inkoma.com/k/3327

232 pp | -- euro, Castelvecchi, 2010

 | pall youhideme
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Questo mi è stato regalato un paio di settimane fa da una coppia di cari amici che abita vicino Torino. Non li ringrazierò mai abbastanza. Una vera delizia.

***

La copertina del libro è fuorviante, anche perchè come si riporta ad un certo punto nel testo 'gran bel negozio di dischi, ottima selezione, gente simpatica. Niente da dire. Però qui figa proprio mai, eh?'.
In effetti la componente femminile, a mia memoria, ha sempre latitato nei negozi di dischi che mi son trovato a frequentare negli anni, e in questo L'ultimo disco dei Mohicani di Maurizio Blatto, che un negozio di dischi lo co-possiede insieme al mitologico Signor Franco (meritevole capitolo a sè), ovvero il Backdoor di Torino - in quei di via Pinelli 45 - fra tutta la fauna umana che orbita intorno, ma soprattutto dentro il negozio, - di questa fauna di cui lui narra venture e disgrazie (ora la termino questa carambola..), - c'è solo un episodio dedicato ad una donna, ovvero quello della Monaca di Monta.
Le altre donne citate sono fidanzate, mogli, che sopportano, o raramente supportano gli eroi di cui si racconta.
Mi è stato chiesto se per poter gioire della lettura di questo libro bisogna conoscere i gruppi che cita.
Ma no, non è indispensabile.
Un pò come Alta Fedeltà di Hornby, il negozio di dischi è una scusa, solo un centro di gravità di contesto o un buco nero, come quello al centro dei vinili, verso cui vengono attratti una serie di casi umani eccezionalmente normali, ci scivolano dentro alla stessa stregua del braccio del giradischi che prima o poi arriva a fine corsa.
A differenza del libro di Hornby, che è un romanzo, ed è inventato da uno che agli effetti non ha un negozio di dischi, - e non lo ha a Torino soprattutto, - Blatto - scrittura fluente nonchè di classe nell'uso acrobatico della parola, - decentra l'attenzione del lettore dal suo personaggio al resto dell'umanità, quell'umanità che affoga la propria disperazione e ossessione nella scimmia del disco, dall'osservazione del più mero e comune abituale gesto del castoro ("movimento rapido con entrambe le mani utile a sfogliare in sequenza i vinili come fossero ghiande nel bosco"), alle più leggendarie icone della piazza, sino le testimonianze uditive da serranda abbassata (vedi l'episodio di Andunella, che terrò per sempre nel mio cuore e ritirerò fuori nei momenti di tristezza forte dell'iperbole del cavallo bestemmiato.. - per cui ho pianto lacrime di gioia).
Scoprirete cosí perchè Thurston Moore più che un ricordo del posto, ne conserva un mal di testa atroce, - nonchè saprete dell'uomo che ha modellato i Massive Attack, l'invasione dei tarri, i baratri raggiunti nella piaga e le piaghe dei collezionisti, nonchè coloro che millantano collezioni inestimabili di padelloni, - o di quanto i Black Rebel Motorcycle Club devono la propria fortuna alle vendite del Backdoor per la solerzia nello sbolognare i loro dischi, - piastrellisti e altre figure mitologiche.

Insomma, si parla di dischi, sí, ma oramai, o forse è sempre stato cosí, girano più gabbia che dischi. E per capire cos'è un gabbia, dovete comprarVi il libro.

***

"Entra. Ha i baffi e una t-shirt con un'aquila sotto un giubotto di nappa verdina. "Rock?". "Sí, rock ce n'è". Sí sfrega le mani, chiaro segno di pericolosità. "Vediamo cosa salta fuori di Claudia Mori".
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