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The Chap

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Live @ Dimmi, 11 maggio 2010, Roma, ingr. 8 euro

 | nicola basile
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All'interno di una due giorni che va sotto il nome di EXPLOIT! Fest, ecco materializzarsi sul palco del Dimmi e per la prima volta a Roma The Chap, eccentrica formazione inglese che è possibile definire un incrocio tra pop, punk, avantgarde e noise. L'occasione della loro venuta a Roma è il tour europeo per promuovere il loro quarto album, Well done Europe, in uscita il 24 Maggio di quest'anno.
Prima di loro ad esibirsi sono però i Mamavegas, un gruppo romano accasato presso la 42 Records, il cui bassista già collaborava con i MiceCars. Atmosfere dilatate di matrice post-rock si alternano a melodie pop in un set più che convincente.
Segue quindi il concerto di The Chap, iniziato abbastanza tardi, verso le 23 e 30, e  la band si dimostra da subito molto compatta, mostrando una solida esperienza live. Sul palco si presentano in quattro e spesso  usano dei samples che rafforzano ulteriormente il suono del gruppo.
La scaletta alterna brani dal nuovo disco, che ancora non abbiamo avuto modo di ascoltare, ad altri che ci riecheggiano nella mente, come quella specie di singolo che è stato Carlos Walter Wendy Stanley, dal riferimento fin troppo esplicito a Wendy Carlos o ancora Fun and Interesting, estratti entrambi da Mega Breakfast.
Rispetto al passato, e pensiamo and un disco come Ham, il gruppo ha nel frattempo cambiato coordinate sonore, abbracciando un'estetica debitrice più dei Talking Heads o dei Devo, che del punk-funk, come invece afferma qualcuno.
Possiamo in ultima analisi dire che The Chap sono un caleidoscopio postmoderno che frulla ironicamente il metal con l'odio-amore per certa musica etnica (l'uso della chitarra a volte ricorda il modo di suonare dei chitarristi africani), spostandosi poi verso improvvisazioni di matrice noise che risultano essere però abbastanza gratuite.
Il live dei Chap resta comunque une bella prova, a metà tra concerto e performance, per una band sicuramente troppo intelligente per avere il successo che si meriterebbe.
Il pubblico presente, purtroppo non molto numeroso, segue con molto interesse il concerto e più di qualcuno si dimena sull'onda delle nervose armonie generate da questa stramba e ironica macchina sonora. 




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