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A pranzo

Un'ora di pausa.

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A pranzo - Unora di pausa. | Varie
La giovane giapponesina dalle lunghe calze verdi e il trench grigio era dall'altro lato della strada: Mitsukoshi l'ha sfornata con una borsa di Gucci, - nessuna maraviglia in viso per le ampollose figure delle fontane che vigorose e viagrose gettavano in aria il loro afflusso, - perchè l'acqua a Roma è buona, ma i tubi son pieni di calcare, come a dire che la gggente qui è fondamentalmente buona, ma la vita e la vita mancata rende cattivi e portatori di ruggine.
Il varco di piazza della Repubblica era attivo, la breccia era aperta, e qualcuno si abbandonava ai zebrati usci pedonali per passar dalla A alla Zebra, sibilline trappole lasciate dai nativi per i natanti del traffico capitolino a capitolare la propria pausa pranzo in tutt'altro che banchetti conviviali: - un mare di auto, due ruote, biciclette dalla falcata assistita, taxi e dio taxista che decreta la morte di chi lo frena, - frenate risicate, frecce risparmiate, dritti verso ristoranti in odore di sugo alla bolognèse e menù merdonald per le scolaresche in preda ad ormoni, abusi di sigarette e mode giovanili.
Vecchie vestite come ragazzine, ragazzine vestite come donne, donne vestite per coprirsi, - prime infradito della stagione cui fan capoccella unghie smaltate e talloni anneriti dai fumi e le polveri sottili del centro san pietrinato.
Il colonnato sinistro di piazza Esedra, nascosto pisciatoio di zingari e mariuoli.
Il Sole in via Nazionale mira contro i passanti schiacciando le loro ombre contro l'asfalto e i lavori in corso, in corso d'opera e in opera di operai, che orde di bambini dall'alto di tour bus a due piani salutano con ingenui 'ciao lavoratori buon lavoro'. Un lavoratore dal basso della piramide stringe San Pietro in una mano, lo bestemmia e vorrebbe quasi lanciarlo souvenir a quei bambocci, - se avesse di che scrivere, ci scriverebbe sopra, 'oggi io, domani tu, ma beato te, vabbè'.
Sù altre pietre ora cammina Mitsuko, che incontra il viso di Petra e il riso e la vita di Gerda che va a far le pulizie: - tanti turisti invisi alla sorte che si volle nacquero altrove che invece si senton or ora romani che nemmanco sono da un giorno nella città più sexy del mondo, tra manichini in tanga decapitati nelle vetrine a virar sù se stessi come polli impalati girarrosti, pizzerie egizie, caldarrostari pakistani, lucidafrutta indiani, bancarelle dubbie con cinte made in italy, romanacci banditi che scolano bava sulle chiatte americane, e i fieramente giovani coatti, a chieder direzioni per i negozi della Roma e della Lazio e della Ferrari.
Il caffè da Castroni, se lo vuoi lungo, lo devi chieder alto.
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