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Miranda July

Tu più di chiunque altro

https://www.inkoma.com/k/2748

Universale Economica Feltrinelli, 176 pp | 7,50 euro

 | pall youhideme
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Uscito in edizione economica il marzo dello scorso anno, è il primo libro che leggo di Miranda July, il cui autentico genio come regista e protagonista del film debutto Me and You and Everyone We Know (2005!!) me l'ha instantaneamente consacrata a "degna di infinita nota, da qui in poi".
Un piccolo miracolo di idee.
La sua scrittura nei racconti collezionati in Tu più di chiunque altro (titolo in italiano a cazzo, stile muccinesco, per il più degno originale "No One Belongs Here More Than You: Stories" [vedi sito il fantastico dedicato]), mi fa pensare ad un Raymond Carver più moderno e con più estrogeni, per quanto sovente l'io narrante delle sue novelle rivesta/svesta i panni dell'altro sesso (> La Sorella): forse meno nichilista di Carver, ma non meno disillusa, - una scrittura cruda ma divertente, aspra nelle malinconie e nei rimedi, ma quasi divertita della pochezza della condizione umana dei suoi soggetti. Poi il sesso come primo e ultimo stadio del contatto umano, sesso etero e homo e rapporti incestuosi, - e quell'amore per i piccoli dettagli, le parentesi acrobatiche e digressive sui personaggi, - l'infanzia mancata, insomma, - riesce nelle poche, a volte pochissime, pagine dei suoi racconti a coinvolgere e nutrire il lettore delle sue immagini.

Ah, chiaramente anche la copertina dell'edizione originale del libro non ha nulla a che vedere con quello in italiano.. ma vabbè.

Da La squadra di nuoto:
"[..] Non avevo la macchina, non avevo il telefono, avevo ventidue anni, e scrivevo ai miei genitori ogni settimana, inventandomi che lavoravo per un programma chiamato READ. Leggevamo per ragazzi a rischio. Era un programma pilota promosso dallo stato. Non riuscivo mai a decidere per cosa stava la sigla READ, ma ogni volta che scrivevo “programma pilota” mi meravigliavo di me.
Questa storia non sarà molto lunga perché la cosa strabiliante di quell'anno è che non accadde quasi niente. I cittadini di Belvedere credevano che mi chiamassi Maria. Non avevo mai detto di chiamarmi Maria, ma chissà come la cosa prese piede, e il compito di dire a ben tre persone il mio vero nome era al di là delle mie forze. Queste tre persone si chiamavano Elizabeth, Kelda e Jack Jack. Non so perché due volte Jack, e non sono sicura nemmeno del nome Kelda, ma suonava cosí, Kelda era il suono che emettevo quando la chiamavo per nome. Conoscevo queste persone perché davo loro lezioni di nuoto. E il succo della storia è proprio questo, perché naturalmente non ci sono specchi d'acqua vicino a Belvedere, e neanche una piscina. Un giorno loro tre stavano giusto parlando di questo al supermercato, e Jack Jack, che ormai deve essere morto perché era già decrepito, disse che in fondo era meglio cosí, perché lui e Kelda non sapevano nuotare, e sarebbero annegati. Elizabeth era la cugina di Kelda, almeno credo. E Kelda era la moglie di Jack Jack. Avevano come minimo ottant'anni, tutti e tre. Elizabeth disse che aveva nuotato molte volte un'estate, da ragazza, mentre era in visita da una cugina (ovviamente non la cugina Kelda). L'unico motivo per cui mi intromisi nella conversazione fu che Elizabeth affermò che per nuotare bisognava respirare sott'acqua.
Non è vero, gridai. Erano le prime parole che pronunciavo da settimane. Il cuore mi batteva a precipizio, come se stessi chiedendo a un ragazzo di uscire con me. Bisogna solo trattenere il fiato. [..]"
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