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Metło

w/ La Calle Mojada + Piano For Airport

https://www.inkoma.com/k/2004

live 29 maggio 2009, Roma @ mads - v. dei sabelli 2, ingr. 5€

 | pall youhideme
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Serata organizzata da Lentieventi e Nerdsattack!, e, nel che di piccolo, anche supportata da komakino. Il tutto al Mads di San Lorenzo, fra cocktail, una bella playlist tra lo shoegaze e l'elettronica in sottofondo, un interessante banchetto di una distro di dischi, - pochi ma buoni.
Tre bei gruppi, tra cui i La Calle Mojada, che non ce la faccio più a dire che li amo e sono speciali, - se l'avete capito bene, altrimenti nisba, l'importante è che piacciano a me.
Aprono i giovani Piano for Airport, il Loro set gira intorno all'ep Much More, autoprodotto e qlc giorno fa qui recensito. Altalenano parentesi strumentali che si potrebbero definire post-rock a momenti cantati più pop, a due voci, qualche infarinata di elettronica o per lo meno le basi, - poi molta batteria. Arie malinconiche, botte di nostalgia, - li ho apprezzati molto sui momenti meno digressivi, insomma, quando il cantato si faceva lacrima.
I La Calle Mojada, sono prima vittime di un live-check (ovvero quando non ti fanno fare il soundcheck e te lo servono un minuto prima di esibirti), poi sono vittime del fantasma del cavo, ovvero quell'entità ectoplasmatica raffigurante un chitarrista manifestatosi dall'aldilà che appare in diversi concerti ove fa malfunzionare un cavo, per poi scomparire e far tornare tutto normale dopo 10 interminabili minuti di panico.
Da quel momento in poi, il chitarrista Pollice sembrerà cantare i testi dei La Calle Mojada per tutto il concerto, ma in verità il labiale era quello di commenti intrisechi sui costumi libertini della mamma di Gesù.
Nonostante ciò, i La Calle Mojada hanno suonato bene, presentando l'EP So Far From Winter to Fall (Raise rec) sognanti (come dreamy night era il tema della serata), al quanto eterei e celesti, specie sulla Thin Place, nuova canzone, che ho ripreso, - ma per cui chiedo venia data la pessima qualità dell'audio, - colpa dei limiti della mia fotocamera.
I Metùo sarebbero in 3, ma erano in due. Ovvero, su alcuni pezzi dell'album Toyshop (Black Candy rec) canta la bandmate transalpe Amelie Labarthe, ma la scorsa sera c'èra solo virtualmente nelle basi registrate, - poi i core member Giorgia Angiuli e Tommy Bianchi, sono stati Loro a tessere le trame synthpop elettroniche, healing music: la prima, addetta al lato sensoriale, spruzzando bombolette di profumo, soffiando bolle di sapone, - nonchè alla voce, - nemmeno fosse un'intelligenza artificiale che ti dà il welcome come ti siedi; poi anche alla chitarra acustica, glockenspiel e tastiere. Bianchi invece era sempre chino ondeggiante sui suoi sample, laptop e analogico. Molto ballabili, godibili, e curiosi nell'uso degli strumenti giocattolo denaturizzati da effetti di eco, octave & Co.
Una bella serata, - Voi dov'eravate?

Piano For Airport
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La Calle Mojada
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Metùo
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