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{ posted by: federico immigrato e rifugiato}
2014

Otus  - Demo Live recording
(4tx, demo, self-prod. 2013)

Otus - Demo Live recording

Per un indimenticato sodale de il Signor Conan il Barbaro, il meglio della vita si riassumeva più o meno in:
 
la steppa immensa,
un veloce cavallo
falchi sul polso
e il vento che ti stordisce..
 
Non conosciamo il rapporto degli Otus con il mondo equino e l’ampio altopiano sotto i temibili Urali.
Ascoltando le quattro tracce del loro primissimo Demo ufficiale però, sembra che nella loro personalissima lista di preferenze assolute sulle cose da fare ci sia - in testa - l’annientamento totale del nostro apparato uditivo.
Formatisi poco più di un anno fa a Roma da ex membri di Mallory knox, Surgery, Murders for Sale, Last Movement e molti altri, i nostri asfaltano le presunte differenze stilistiche dei vari gruppi di provenienza in nome di uno Slugde apocalittico e implacabile.
Per alcuni tratti la disumanità dello screaming fa pensare che le corde vocali di Fabrizio si siano temprate in gioventù allo stesso fuoco glaciale di Klas Rydberg dei Cult of Luna. Più che alla carica neurotica della band svedese però gli Otus sembrano davvero più interessati alla potenzialità mantrica del Doom più psichedelico e ossessivo.
Pur condividendo l’impatto e la furia di band come Eyehategod, i nostri sembrano comunque asciugare la componente southernica, nichilista e tossico barbuta di quel tipo di sonorità in nome di un’attitudine con più autocontrollo, coerenza e sovrastrutture mistiche.
Nelle quattro tracce del demo convivono due anime fieramente contrapposte. Una letale, distorta e monolitica e l’altra più dilatata, avvolgente e psichedelica.
Va apprezzato come anche nella differenza dell’approccio ci sia sempre una perfetta affinità tra le parti e una sorta di somiglianza di ostinazione che si nutre l’una con l’altra.
In tutti i break infatti, anche  quando i muri delle distorsioni si ritirano e le trame di chitarra si avvolgono in partiture melodiche, gli Otus riescono sempre a mantenere una loro personalissima idea di pesantezza e solidità, come in una qualche distruttiva simulazione del loro lato più pauroso. Faulkner scriveva che la carne come tutto lo spazio non è che una gabbia. Non sappiamo se gli Otus scriveva che la carne come tutto lo spazio non è che una gabbia. Non sappiamo se gli Otus manterranno a lungo questi livelli di impatto e saturazione. Il loro personalissimo concetto di liberazione e superamento delle barriere l’hanno trovato. Anche senza falco sul polso.     

.·´¯¯`·.    .·´¯¯`·.
  °   °     /_ .K ..·
·..  º .·

For an unforgettable companion of Mr. Conan the Barbarian, the best of life is summed up more or less:
 
The open steppe, 
a fleet horse, 
falcons at your wrist, 
and the wind in your hair..
 
We do not know the ratio of Otus with the equine world and the broad plateau beneath the fearsome Urals.
Listening to the four tracks of their very first official demo, however, it seems that in their personal list of absolute preferences on things to do there is - at top - the total annihilation of our auditory system.
Formed just over a year ago in Rome by former members of Mallory Knox, Surgery , Murders for Sale, Last Movement and many others, ours asphalt the alleged stylistic differences of various groups of origin in the name of a Slugde apocalypse, fully relentless.
For some parts, the inhumanity of screaming suggests that the vocal folds of Fabrizio are hardened in his youth at the same glacial fire of Klas Rydberg of Cult of Luna. Differently from the Swedish band, however, Otus really seem more interested in the potential mantra of Doom, in its shades of psychedelic and obsessive.
They have in common with Eyehategod, impact and fury, yet, ours offer themselves more to a self-controlled consistency and mystical song-writing, than to a mere bearded nichilism.
Along these four tracks you'll sense the juxtaposition of two different souls. A deadly, distorted, monolithic one, and another, more dilated, enwrapping and psychedelic.
It should be appreciated also in the difference of the approach as there is always a perfect affinity between the parties and a kind of similarity of stubbornness that it feeds the one with the other.
In fact, in each pause, even when the walls of the distortions retire and textures of the guitar turn themselves in melodic scores, Otus always manage to maintain their personal idea of heaviness and solidity, as in a certain simulation of their scariest and destructive side. 
Faulkner wrote that meat as space is nothing more than a cage. 
We do not know if Otus have written the same. We do not know if Otus will make these leves of impact and saturation as their future dogma. They found their own concept of personal liberation and overcoming barriers. Even without a hawk on the wrist.

  

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Previously, on komakino fanzine, about 'Otus':

21/10/2010 ¬  Lotus Plaza - Audio | live @ Cellar Theory [Varie]
via RadioPan
02/11/2009 ¬  Lotus Plaza - The floodlight collective  [Review]
(10tx CD, 44'52'' - Kranky rec 'o9)
03/06/2009 ¬  Terrae motus - Mare motus [Varie]
Una fantastica crociera estiva per gli sfollati dell'Abruzzo
14/04/2009 ¬  Terrae motus [Varie]
Gli sciacalli dell'informazione



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