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2009

Boring Machines
Onga talks


Boring Machines - Onga talks

Sono tre anni che la Boring Machines records esiste, è di base lassù al nord est italiano, e sta quasi per raggiungere i 20 titoli su catalogo, - una serie di dischi diversi nell'incipit dell'"in difesa della musica noiosa", - dischi coraggiosamente e naturalmente diversi, - nel senso che non se li caga nessuno, - no, scherzo, cioè, più o meno, - nel senso che difficilmente nell'Italietta melodico merdusicale se ne sente parlare, - ma questa è una storia trita e ritrita, - questa sì davvero noiosa.
E appunto, invece di starse a piangersi addosso che in itaGlia non cambia niente, - ecco Onga, one-man label, che dal Suo interlaccia amicizie e produce dischi eccellenti da qui all'altra parte del mondo, promuove e supporta quei Musicisti che un'Onga proprio se lo meritavano.
E ok, quelli della tv continueranno a minare l'educazione musicale nazionale con X-Factor - e forse il MEI fa di tutta l'erba un fascio, - ma che importa, - ci sono poche cose belle come quella di riuscire a produrre un disco!


***

komakino: Ciao Onga!, - partiamo dal gossip, - il tuo nome: Wiki insegna "Onga è un comune dell'Ungheria di 4.851 abitanti (dati 2001)"
Onga: Wiki ne sa a pacchi, in effetti il mio nome d’arte Onga è il diminutivo di uno dei diversi cognomi che tradiscono una discendenza austro-ungarica. Trattasi a quanto pare di contadini ungheresi che seguivano l'esercito asburgico e si insediavano nei territori conquistati. Robe che la Lega Nord non mi rispedisca a Budapest al grido di “padroni a casa nostra”.

komakino:  Come e dove nasce la Boring Machines? E' stato qualcosa del tipo 'no, ora basta, è impossibile che nessuno gli/le pubblichi questo disco!' o è stata una vocazione divina che hai avuto sin da piccolo? ("cosa vuoi fare da grande, piccino mio?" - "il discografico indiependente" - [schiaffone!] - "no, devi diventare dottore!")
Onga: Più o meno la prima che hai detto, però faccio l’etichettaro ancora di nascosto dai miei, per evitare dispiaceri a loro e ceffoni a me.
Nel 2006 durante una delle serate Basemental che gestivo in uno scantinato qui delle mie zone, discutendo con i ragazzi di Madcap Collective e quelli della neonata Shyrec, si parlava dell’eventualità di pubblicare un disco “ufficiale” per il nostro amico My Dear Killer che aveva alle spalle una lunga autoproduzione. A mio parere MDK era di almeno due spanne superiore a qualsiasi cantastorie tristo che si fosse sentito in giro: intenso, astioso, vero insomma. Sulla base di questo mio amore viscerale per la sua musica (e anche per la sua persona, eccezionale) ho trascinato i miei compari veneti più Alessandro di Eaten by Squirrels e lo stesso My Dear Killer con la sua Under My Bed in questa prima folle impresa di Boring Machines. 
Dopo questa prima collaborazione a più mani ho conosciuto Be Invisible Now!. La sua musica mi piaceva tantissimo, era esattamente quello che avevo in mente quando ho pensato al nome Boring Machines. Dopo l’uscita di Neutrino sono venuti i Satan is My Brother, un altro gruppo che rappresentava perfettamente l’immaginario che avevo in testa. Pian piano stavo scoprendo che in Italia c’è gente che suona delle cose bellissime come nessun altro suonava. E perchè nessuno le aveva mai pubblicate? C’era bisogno dell’arrivo di Boring Machines? Evidentemente si.



komakino:  La Boring Machines - si tratta di una one-man label, no? Dato che non mi risultano indie italiane che fanno campare di rendita i propri avventori, - presumo che tu abbia un lavoro 'normale' per portare a casa la pagnotta, come molti altri.. tipo clark kent e superman?
Onga: Sì, Boring Machines è  una one-man label. Questo mi permette di decidere tutto da solo, sia sul lato artistico che su quello economico. E’ un grande vantaggio per certi aspetti, devo fare i conti solo con me stesso e con quello che mi piace, posso decidere di fare cose in ogni momento, ho deciso di fare il disco di Whispers for Wolves durante la notte di Natale per esempio. Boring Machines poi non è solo una etichetta, dal 2006 coincide con tutte le mie attività music-related e con la mia vita stessa.
Il fatto che io abbia un lavoro diurno, impiegato nella grande industria del nord-est che tira (bestemmie), è una conseguenza del fatto che ho bisogno di soldi per mantenere Boring Machines.
Gestire una etichetta dove la qualità dei materiali trattati, dalla musica al packaging, sono di estrema importanza è molto costoso. Anche non limitarsi al mercatuccio italiano e darsi un profilo internazionale è molto costoso. Nel mio caso l’economia dell’etichetta coincide con quella del mio portafoglio, quando ho soldi faccio cose, quando non ho soldi non faccio cose. E spendo ogni centesimo che ho per questioni che riguardano la musica, dal produrre dischi, all’organizzare concerti, andare a vedere quelli che fanno gli altri, comperare e scambiare dischi. 

komakino:  Il monicker leggo essere "in difesa della musica noiosa": non Ti dai un pò la zappa sui piedi? O magari, è un pò una sorta di selezione alla porta?
Onga: Sì certo, e anche “Basta divertirsi”. Sono payoff un po’ provocatori che lasciano capire di cosa mi occupo io e di come la vedo. In tanti anni da dj e da organizzatore di concerti ho notato che la gente vuole solo divertirsi, due accordi in minore gli mettono tristezza, un pezzo dove non succede tutto in tre minuti li annoia, sono abituati alla eiaculatio precox.
Cazzi loro, io con Boring Machines difendo il diritto a non divertirtmi per forza, anzi a divertirtmi in modo diverso, a prestare attenzione alla musica e non alla giacchetta o alla tracolla spillettata di questo o quel musicista. Però non ne faccio una questione di selezione alla porta, cerco sempre di allargare il numero di persone che potenzialmente possono essere interessate. Non mi interessa ghettizzarmi per poi avere la scusa di lamentarmi, cerco sempre nuove opportunità per i miei artisti e per farli conoscere ad un numero sempre più grande di persone. L’obiettivo è My Dear Killer al Festivalbar. Come? Non lo fanno più? Ma porc..



komakino:  Una volta che ho intervistato Annelies Monseré (tra l'altro nel sampler BM Quit Having Fun), riguardo le sue canzoni mi disse "I do not think my music is totally depressing, though. Maybe some songs are really "sad" [..]''.. quindi è un pò quella lotta primordiale tra la sottile linea che divide 'depressing' da 'sad', ovvero l'essere 'insipiring'.. mi spiego?
Onga: Annelies ha ragione, non trovo che le sue canzoni siano deprimenti, sono molto belle e molto liriche nel loro bilanciamento di silenzi e suoni. Anche se lo fossero, continuo a non capire perchè si dovrebbe essere tutti allineati nel pensare positivo, nel sentire solo musica che dia senso di felicità o di ebbrezza o di rabbia machisticamente esposta al pubblico. ‘sta cazzata dell’ottimismo mi pare che ce n’è già uno che la porta avanti. 
La gamma dei sentimenti che un essere umano è in grado di sviluppare è molto più ampia, a me è sempre piaciuto il lato oscuro delle cose e mi interessa indagare il mondo musicale ed artistico che si muove su queste coordinate non convenzionali. La malinconia è un sentimento nobile quando non è mielosa, la rabbia repressa o lo sconforto fanno parte della nostra vita, inutile evitarli, deal with it. 

komakino:  Ora esce fuori questa compilation in due dischi su digipack, Quit Having Fun, 23 artisti, - ma non lo sai che le compilation non le compra nessuno e i giornalisti odiano recensirle? Forse è stata la soluzione finale per sbarazzarsi di tutti quei promo che ti intasavano la scrivania?
Onga: Ottima questione! La compilation Boring Machines è una release sentita come ogni altro disco, gli artisti che ne fanno parte sono tutta gente che rispetto e ammiro per quello che fanno, molti di loro li conosco di persona e sono anche miei amici.
A giudicare dal responso che ho avuto dalla stampa finora credo di avere indovinato il colpo, almeno a livello qualitativo. La ricerca degli artisti da coinvolgere è stata abbastanza naturale, e quelli che non conoscevo già li ho cercati io di persona.
Le compilation non le compra nessuno? Nemmeno gli altri dischi se è per quello, infatti la dritta che sta dietro a questa compilation è anche una questione promozionale. Stampata in edizione limitata di cinquecento copie, almeno duecentotrenta sono finite nelle mani dei rispettivi ventitre artisti, che le avranno vendute o regalate ad amici. ora ci sono almeno duecentotrenta persone in più che sanno che esiste Boring Machines e che magari ne parlano ad altri. Il tutto con una spesa di poco superiore al comperare una pubblicità su un giornale di settore che non avrebbe cagato nessuno. Per inciso, in Grecia, paese dal quale proviene il mio amico Manolis Manousakis aka Lust ho già venduto una trentina di copie della compilation, alla faccia del fatto che non le compra nessuno, ho ricevuto ordini dal nord-Europa e dagli Stati Uniti e di questo passo prima del 21 Dicembre 2012 potrei andare sold-out.
In caso contrario a quanto pare, cambierà poco.



komakino:  Puoi fare una sorta di bilancio di questi anni di attività? Quanti dischi sono usciti? Li ri-sponsorizzeresti tutti?
Onga: Un bilancio di tre anni di Boring Machines va fatto sotto due ottiche diverse. Sul lato economico, presto detto, l’etichetta è un debito.
La risonanza attorno al nome sta arrivando ora in Italia e all’estero, alcuni dei dischi che ho prodotto non hanno raggiunto le cento copie vendute, altri come Father Murphy e lo split Be Invisible Now!/Expo’70 hanno superato le 300 in pochi mesi.
In generale però il bilancio economico è negativo. Questo però è compensato dalle enormi soddisfazioni ricevute: Punck scelto per andare sulla compilation di The Wire, Whispers for Wolves tra i 20 dischi dell’anno 2008 in un magazine inglese, i Father Murphy che ricevono complimenti di qua e di là dell’oceano da pezzi grossi come Michael Gira e Julian Cope.
E poi un sacco di persone incontrate, nuovi amici, tantissima buona musica con la quale sono entrato in contatto grazie al giro di Boring Machines. 
Per come vedo io la vita di una etichetta, rifarei tutti i dischi che ho fatto nessuno escluso, sto infatti collaborando a seconde uscite con Above the Tree, ho fatto tre dischi che coinvolgono Be Invisible Now! e aspetto nuovo materiale da My Dear Killer, Whispers for Wolves e Satan is my Brother per il 2010.
Boring Machines è una questione di cuore per me, i soldi hanno una importanza relativa.
Il primo obiettivo è fare uscire buona musica, poi il tentativo è quello di promuoverla al meglio e farla girare, ma non mi piegherò mai alla logica di chi programma le uscite pensando prima al riscontro commerciale che può avere o se il ritorno può garantire di pagarsi l’affitto.
A quel punto è meglio il lavoro in fabbrica, più redditizio e meno problematico. 
Sia chiaro, questo non vuol dire fare le cose alla cazzo, le regole del gioco le conosco bene, mi sbatto come un dannato per promuovere i miei artisti ma il primo pensiero è sempre la qualità della proposta.



komakino: Ma qualche disco/artista 'normale' lo ascolti mai?
Onga: Certo come no. Come ascoltatore e frequentatore di concerti sono onnivoro, mi piace di tutto, tranne il reggae.
Vedere una generazione di scimuniti che molleggiano al ritmo upbeat del reggae mi fa girare i coglioni che non puoi capire, ecco perchè da anni tendo ad evitare squat e centri sociali dove l’insidia del percussionista etnico de noattri o della serata “legalize it” è dietro l’angolo.
Giusto per chiarire, tra i miei gruppi preferiti potrebbero essere annoverati tanto gli Emeralds che i Man Avec Le Lunettes o i The Calorifer is Very Hot, vado pazzo per i Camillas (ah, beh... ma loro mica sono normali eheheh) e mi piacciono molto i dischi folk siano essi inglesi o della west coast.
Nella mia collezione di dischi ci trovi tanto l’elettronica che l’indie rock anni ’90, del jazz e del post-punk, di tutto davvero, tranne il reggae.
Te l’ho detto che il reggae non mi piace?

komakino: Mi sa di sì. - Gestire una etichetta indipendente Ti dà - immagino - la possibilità di instaurare un rapporto più di amicizia che di business con gli Artisti che hai in catalogo, no? Nel senso, più strette di mano e auguri a Natale che contratti, no? Nel senso, anche l'ex presidente della Sony ha instaurato un rapporto con Mariah Carey, - ma non intendo questo.
Onga: Contratto è una parola che non conosco.
Il fattore umano è prioritario su tutto, tutti gli artisti con cui ho lavorato e lavoro li conosco di persona, e nei due casi in cui non è stato così (Expo’70 e Whispers for Wolves) ho comunque annusato l’aria e capito che erano persone ok.
Ho avuto a che fare in passato con persone che fanno contratti, parlano di budget e di forecast, ma ste cose le faccio già di giorno per lavoro e non ho proprio voglia di fare le stesse cose anche di notte, quella si che è roba noiosa, non i miei dischi. 
Le questioni Boring Machines si risolvono con una birra in mano. Be Invisible Now! cura le copertine di tutte le mie uscite, io quando posso gli do una mano con le sue cose. Con i Father Murphy e la Madcap Collective c’è un rapporto di collaborazione che continua da quando ci siamo conosciuti, siamo spiriti affini che vedono le cose allo stesso modo. Allo stesso modo tutti i “compari” con cui faccio cose appartengono a realtà dove si bada più alla soddisfazione personale che al vil denaro in senso stretto.

komakino:  Che ne dici del panorama delle etichette indie (cosìddette alternative) in Italia? Ti senti rappresentato da una cosa tipo il MEI, dove quest'anno ospite d'onore è Niccolò Fabi?
Onga: Il MEI rappresenta la musica indipendente in Italia allo stesso modo che i nostri governanti rappresentano il popolo. Gran parte del popolo si merita di farsi spacciare merda per cioccolato, fortunatamente c’è chi dissente e desidera seguire strade diverse. 
Per fare un paragone ortofrutticolo, è vero che all’ipermercato puoi comperare della verdura, ma io mangio solo quella coltivata con passione nell’orto da mio padre, e la differenza sta nel sapore. 
La parola “alternativo” ha subito una distorsione del significato, così come “indipendente”. Ci sono etichette che si dichiarano indipendenti (ma da cosa?) che agiscono peggio delle major nel rapporto con i loro artisti, ma non è una cosa di cui mi occupo molto. La maggior parte del mio tempo la spendo a consolidare rapporti con le realtà con cui vale la pena, impossibile fare i nomi perchè sarebbero troppi, ma una persona scaltra visitando il sito di Boring Machines (boringmachines.it) o il mio myspace (myspace.com/boringmachinestv) capisce chiaramente con chi ho a che fare.

komakino:  Riesci ad immaginartelo Be Invisible/Maledetto Now! a X-factor?
Onga: In un mondo migliore si, sarebbe naturale. Marco aka Be Invisible Now! ha davvero quel “fattore X” in più degli altri. La sua conoscenza musicale e la sua passione per le macchine e la sintesi del suono sono di livello superiore. Non puoi capire quanto mi girino i maroni a vedere che la gente, anche molti operatori di settore, si sbrodola per gli ultimi lavori di Carlos Giffoni, facendo iperboli sul suo riscoprire i synth analogici quando in realtà il suo è un disco discreto, che comparato a Neutrino è nulla. Oppure quando leggo odi agli Emeralds (che a me piacciono un sacco) che vengono dal lontano Ohio e abbiamo qui a disposizione un Be Maledetto Now! che non ci farebbe sentire il bisogno del trio americano avendo le stesse cose da dire, anche un filino meglio direi.. 


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Previously, on komakino fanzine, about 'Boring Machines':

30/11/2016 ¬  Mai Mai Mai - Φ (PHI)  [Review]
(6tx vinyl LP/k7, 38'38'' - Boring Machines / Not Not Fun rec 2016)
12/10/2015 ¬  Adamennon / Altaj - Turiya  [Review]
(5tx vinyl LP, 42'19'' - Boring Machines rec 2015)
05/06/2015 ¬  Heroin in Tahiti - Sun and Violence  [Review]
(12tx, double vinyl LP disc, Boring Machines 2015)
18/03/2015 ¬  Mamuthones - More Alien than Aliens  [Review]
(1tx, one-sided 12'' vinyl disc, 15'01'' - Boring Machines rec 2014)
29/10/2013 ¬  Bemydelay - Hazy Lights  [Review]
(9tx vinyl LP, 40'20'' - Boring Machines rec 2013)



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