Domenica 4 Maggio 2008
ore 22.30.
Officine Pigneto . via del pigneto, 215.
Why Do Things Get in a Muddle? (Come on Petunia) di Gary Hill . 1984.
32' min.
sonorizzazione dal vivo per laptop e chitarra elettrica
di
Mauro Bertarelli .
Nel videotape viene messo in scena un dialogo preso da vita domestica tra Alice nel paese delle meraviglie ed il proprio padre.
Il testo, di natura psicologica, è preso da scritti di Gregory Bateson, con l'aggiunta di un piccolo estratto di "Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò" di Lewis Carroll.
Alice pone continue domande sul perché nella vita le cose ritornino perennemente a stare in disordine... in una vera propria battaglia comunicativa tra i due.
Pare che questo lavoro sia incentrato sulla direzionalità del pensiero rispetto al tempo, francamente, si possono innalzare cattedrali di "pippe mentali" a riguardo.
Sicuramente una delle cose più interessanti è che Gary Hill sfrutta i contenuti facendo sì che il video risulti anche una riflessione sul linguaggio stesso.
In questa specifica ed azzardata sonorizzazione i "contenuti" saranno minimizzati ed alterati per un nuovo risvolto che tende all'abbandono ed alla sottomissione più completa.
Rispetto a ciò che più vi aggrada.



Mauro Bertarelli , nato a Venafro (IS) nel 1984. Durante il corso della sua carriera, tra gli importanti eventi d'arte a cui ha partecipato segnaliamo:
- festival di nuove sottoculture e classicismo "Scissuration" a Gaeta (LT), agosto 2001, con istallazione sonora basata su ready-made di stilemi dalla classica contemporanea al folk popolare;
- poi molte altre cose, ma questa appena citata è decisamente la più fica. Credo possa bastare.
Attualmente scrive, studia, dipinge e suona jazz in un trio be-bop. In poche parole sta crepando. Vive e lavora a Roma.
Metalogue by Gregory Bateson: "Why Do Things Get in a Muddle?" (1948)
Figlia: Papà, perché le cose finiscono sempre in disordine?
Padre: Come? Le cose? Il disordine?
F: Beh, la gente è sempre lì a mettere le cose a posto, ma nessuno si preoccupa di metterle in disordine. Sembra proprio che le cose si mettano in disordine da sole. E poi bisogna rimetterle a posto.
P: E le tue cose finiscono in disordine anche se tu non le tocchi?
F: No… se nessuno le tocca, no. Ma se qualcuno le tocca allora si mettono in disordine, e se non sono io è ancora peggio.
P: Già… ecco perché non voglio che tu tocchi le cose che sono sulla mia scrivania, perché il disordine diventa anche peggiore se le mie cose le tocca qualcuno che non sia io.
F: Ma perché le persone mettono sempre in disordine le cose degli altri, papà?
P: Be', un momento, non è così semplice. Prima di tutto, che cosa vuol dire disordine?
F: Vuol dire… che non riesco a trovare le cose e così tutto sembra in disordine. Cioè quando niente è al suo posto…
P: D'accordo, ma sei sicura di dare a 'disordine' il significato che gli darebbe una qualunque altra persona?
F: Ma si, papà, sono sicura…perché io sono una persona molto ordinata, e se lo dico io che le cose sono in disordine sono sicura che chiunque altro sarebbe d'accordo.
P: Va bene… ma pensi che quando tu dici 'a posto' tu intenda la stessa cosa che intenderebbero gli altri? Se la mamma mette a posto le tue cose, sai dove ritrovarle?
F: Ma … a volte … perché, vedi, io so dove mette le cose quando fa ordine…
P: Si, anch'io cerco di impedirle di fare ordine sulla mia scrivania. Sono convinto che la mamma e io non intendiamo la stessa cosa per 'ordinato'.
F: Papà, e tu e io intendiamo la stessa cosa per 'ordinato'?
P: Non credo, cara … non credo proprio.
F: Ma, papà, non è strano … tutti vogliono dire la stessa cosa quando dicono 'disordinato', ma pensano a cose diverse quando dicono 'ordinato'? Però 'ordinato' è il contrario di 'disordinato'. Non è vero?
P: Qui si entra nel difficile. Ricominciamo daccapo. Tu hai detto: "Perché le cose finiscono sempre in disordine?". Ora abbiamo fatto qualche passo in avanti, e cambiamo la domanda così: " Perché le cose finiscono in uno stato che Cathy chiama 'non ordinato'?". Capisci perché voglio cmabiare la domanda in questo modo?
F: Be', credo di sì… Perché se 'ordinato' vuol dire per me una cosa speciale, allora certi 'ordini' delle altre persone mi sembreranno disordini… anche se siamo d'accordo sulla maggior parte di quello che chiamiamo disordini…
P: Proprio così. Ora esaminiamo quello che tu chiami ordinato. Dov'è la tua scatola di colori quando è in un posto ordinato?
F: Qui, da questa parte dello scaffale.
P: Bene… e se fosse in qualche altro posto?
F: No, allora non sarebbe in ordine.
P: E se fosse qui, dall'altra parte dello scaffale? Così?
F: No, quello non è il suo posto, e comunque dovrebbe stare diritta e non tuta storta come la metti tu.
P: Ah, nel posto giusto e diritta.
F: Sì.
P: Be', allora ci sono solo pochissimi posti che sono 'ordinati' per la tua scatola di colori…
F: Solo un posto…
P: No… pochissimi posti, perchè se la muovo un pochino, così, è ancora in ordine.
F: Va bene… ma proprio pochissimi posti.
P: D'accordo… pochissimi posti. E allora il tuo orsetto, e la bambola, e il mago di Oz, e il tuo maglione e le scarpe? È vero per ogni cosa, no? - che ci sono pochissimi posti che per quella cosa sono 'ordinati'.
F: Sì, papà… ma il mago di Oz potrebbe stare in un punto qualsiasi di quello scaffale. E sai cosa, papà? Mi secca molto quando i miei libri si confondono coi tuoi e coi libri della mama.
P: Sì, lo so (Pausa).
F: Papà, non hai finito. Perchè le mie cose finiscono sempre nel modo che io dico che non è ordinato?
P: Ma io ho finito… è solo perchè ci sono più modi che tu chiami 'disordinati' che modi che tu chiami 'ordinati'.
F: Ma questa non è una ragione…
P: Ma sì, lo è. Ed è la vera, unica e importantissima ragione.